Posts Tagged ‘Arte marziale’
Donna-carabiniere blocca ‘pusher’ con una mossa di aikido. Arresto in piazza Garibaldi (Città della Spezia)
domenica, maggio 23rd, 2010Cronaca La Spezia E’ stata una mossa di aikido, arte marziale giapponese praticata sia a mani nude sia con le armi bianche tradizionali, a bloccare il tentativo di fuga di un nordafricano colto in falgrante mentre stava cedendo una dose di eroina ad un tossicodipendente spezzino. Un movimento secco, definito praticato da una coraggiosa donna carabiniere, cintura marrone della disciplina…
Fonte : Città della Spezia (abbonati)
Keysi Fighting Method, arte marziale di Batman (Dita di Fulmine)
domenica, maggio 23rd, 2010Il Keysi Fighting Method è un metodo di combattimento ideato circa 50 anni fa da un combattente spagnolo, Justo Diéguez Serrano, mettendo a frutto la sua esperienza nei combattimenti nelle strade di Spagna. Serrano non solo è un combattende di strada, uno “street fighter”, ma è anche un istruttore certificato di Jeet Kune Do, l’arte marziale “senza stile e senza forma” ideata da Bruce Lee;
Fonte : Dita di Fulmine (abbonati)
Tag : Attori e attrici, Bruce Lee, Europa, Jeet Kune Do, Spagna
Corsi
domenica, febbraio 1st, 2009Kung Fu
sabato, gennaio 31st, 2009KUNG FU
Significa impegnarsi per raggiungere un obiettivo.
Se il vostro è uno fra quelli elencati e volete dedicare tempo a voi stessi, siete i benvenuti!
SAPER COMBATTERE PER DIFENDERE SE STESSI E GLI ALTRI
RAGGIUNGERE UN’OTTIMA FORMA FISICA E SALVAGUARDARE LA SALUTE
RAFFORZARE IL CARATTERE E LA DETERMINAZIONE NEL CONSEGUIRE UNO SCOPO
ESSERE CONSAPEVOLI DEL PROPRIO CORPO E DELLA PROPRIA MENTE
Arte marziale
martedì, gennaio 20th, 2009Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Con arte marziale si intende una disciplina legata al combattimento che raccoglie al suo interno determinate pratiche e tecniche codificate fondate a loro volta su particolari principi fisici, culturali e filosofici.
Il termine è entrato nell’uso agli inizi degli anni sessanta quando vennero introdotte in occidente le arti marziali orientali e talvolta viene associata solo a queste ed in particolare alle arti marziali giapponesi e cinesi.
Oggi, le arti marziali vengono studiate per varie ragioni: ottenere abilità di combattimento, autodifesa, sport, salute fisica, autocontrollo, meditazione, acquisire confidenza col proprio corpo, sicurezza nelle proprie capacità e consapevolezza dei propri limiti.
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Visione d’insieme [modifica]
Esiste una grande varietà di arti marziali sviluppatesi in luoghi e periodi molto diversi tra loro. In generale, esse condividono un obbiettivo comune: sconfiggere fisicamente una persona, o difendersi da un’aggressione fisica. In molte arti marziali, l’apprendimento va al di là dell’abilità di combattimento, includendo l’accrescimento delle capacità fisiche, mentali e spirituali.
Una caratteristica comune delle arti marziali è la codifica di tecniche di combattimento. Un metodo tradizionale di insegnamento, soprattutto nelle arti marziali dell’Asia orientale, è la “forma” (in cinese: lu 路, in giapponese: kata 型). Questa è una sequenza di tecniche prestabilite da eseguire contro uno o più avversari immaginari; in alcune discipline sono presenti forme in cui due o più praticanti si affrontano.
In generale, nei vari sistemi di combattimento si utilizzano una o più delle sequenti tecniche: tecniche di mano (pugni, mano aperta, gomiti), tecniche di gamba (calci, ginocchia), prese, proiezioni, leve articolari, pressione su punti vitali, armi. Alcune arti marziali uniscono conoscenze mediche a quelle di combattimento, in particolare le arti marziali tradizionali cinesi insegnano anche alcuni aspetti della medicina tradizionale cinese come il qigong, l’agopuntura e l’agopressione.
Storia e diffusione [modifica]
La storia delle arti marziali di tutto il mondo è complessa. Molti gruppi di persone hanno avuto bisogno di difendersi in qualche momento e hanno per questo sviluppato tecniche di combattimento. Sebbene queste tecniche di combattimento si siano rivelate col tempo obsolete, soprattutto con l’avvento delle armi da fuoco, le arti marziali sono sopravvissute. Questo è in parte dovuto all’importanza culturale che le arti marziali hanno rivestito in determinate aree, e in parte alle loro funzioni di ginnastica e allenamento fisico e mentale; altri motivi sono l’applicazione sportiva che alcune di queste hanno assunto col tempo, e l’utilizzo che ne viene fatto nell’addestramento militare di alcuni paesi.
Arti marziali in Asia [modifica]
| Per approfondire, vedi le voci Arti marziali giapponesi e Arti marziali cinesi. |
La scarsa presenza di fonti storiche riguardanti le arti marziali in Asia non ci permette di stabilire con esattezza la nascita e l’evoluzione di queste arti. Si sa però che la maggior parte di esse deriva per lo più da alcune tecniche di lotta della Cina del nord sviluppatesi durante la dinastia Zhou (XI-III secolo a.C.). Da queste prese forma una serie di tecniche di combattimento che già allora erano considerate un’arte e che durante la dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) venivano chiamate Chi Ch’iao, che significa “abilità e talento”, o Shou Po, ossia “mano che colpisce a pugno”.
Le tecniche di lotta diffuse in Cina entrarono in contatto con i principi filosofici del Buddhismo Chán intorno al VI secolo d.C.; questo incontro si fa tradizionalmente risalire all’arrivo del leggendario monaco Bodhidharma nel tempio di Shaolin, anche se questo avvenimento si confonde con la leggenda. I principi filosofici del buddhismo influenzarono moltissimo le arti marziali in Cina e in Giappone, elevandole da semplici metodi di combattimento, ad arti per la ricerca della perfezione fisica e spirituale. Con la successiva diffusione di queste elaborate arti marziali per tutta la Cina, avvenne una gran differenziazione dovuta all’incontro con altre filosofie come il Taoismo e il Confucianesimo e alle condizioni geografiche in cui andarono a svilupparsi. Fu forte l’influenza che queste arti marziali proveniente dalla Cina ebbero sulle nascenti arti marziali nel resto dell’Asia.
L’insegnamento delle arti marziali in Asia ha storicamente seguito il tradizionale principio insegnante-discepolo, comune ad ogni tipo di apprendimento. Gli studenti apprendono attraverso uno stretto sistema gerarchico al cui vertice sta il maestro: Sensei (先生?) in giapponese; (老師? pinyin lǎo shī Wade-Giles Lao Shih – vecchio maestro) o (師父? pinyin Shī fu Wade-Giles Shih fu – maestro padre) in cinese; Sah Bum Nim (사범님?) in coreano; Guru (गुरू) in hindi; Kallari Gurukkal in malayalam dell’India meridionale.
In alcune arti marziali influenzate dal confucianesimo, gli studenti più anziani sono cosiderati come fratelli e sorelle maggiori, quelli più giovani come fratelli e sorelle minori. Tali intime relazioni servono per formare un buon carattere, pazienza e disciplina.
Nella tradizione di alcune arti marziali gli studenti devono ricevere una certificazione da un maestro che gli permette di continuare negli studi; in altri sistemi, specialmente in Cina, lo studente non riceve alcuna certificazione rimanendo semplicemente per anni sotto la continua guida e valutazione di un maestro. Questa pedagogia, che è ancora preservata e rispettata in molti stili tradizionali, si è indebolita a vari gradi in altri ed è stata completamente rifiutata da alcune scuole, soprattutto in occidente.
In occidente l’interesse per le arti marziali dell’Asia orientale è iniziato alla fine del XIX secolo, a causa dell’incremento degli scambi commerciali tra l’America e Cina e Giappone. Le prime dimostrazioni di arti marziali erano fatte da asiatici negli spettacoli vaudeville, e questo le rese, agli occhi degli occidentali, mere esibizioni drammatiche. Con la permanenza in Giappone di molti militari statunitensi dopo la Seconda guerra mondiale, cominciò l’adozione in occidente di alcune tecniche e poi successivamente dell’intero sistema delle arti marziali, e dagli anni sessanta arti giapponesi come il karate e il Jūdō divennero molto popolari. Allo stesso modo, con la guerra in Corea del nord, l’esercito statunitense ebbe la possibilità di scoprire la principale arte coreana, il Taekwondo, e farla conoscere in occidente. Dagli anni settanta il cinema di Hong Kong cominciò ad interessarsi alle arti marziali cinesi (lì fu coniato il termine Kung-fu per queste arti), soprattutto grazie alle grandi capacità dell’attore Bruce Lee, il quale contribuì enormemente alla diffusione del genere dapprima negli USA e successivamente nel resto del mondo. Già dagli anni ottanta i film di kung fu divennero un grande successo anche ad Hollywood.
Anche in altre regioni dell’Asia si sono sviluppate complesse arti marziali che a loro volta si suddividono in svariati stili, che sono molto meno noti in occidente. Tra esse va citata lo sport da combattimento tailandese denominato Muay Thai noto per via di alcune pellicole cinematografiche (come Ong Bak) e più in generale per il fatto che nei vari tornei di Mixed Martial Arts (combattimenti nei quali ogni combattente può scegliere l’arte che più lo aggrada) il Muay thai ha dimostrato la propria efficacia divenendo lo standard per i calci; esso deriva però da un’antica arte marziale chiamata Muay Boran che venne poi accorpata al pugilato moderno per accrescerne l’efficacia. In Indonesia si trovano un gran numero di arti che vanno sotto il nome di Silat, tra cui il Kateda e il Sindo. In India si trova la complessa arte del Kalarippayattu, in Malesia il Kuantao, in Vietnam i più noti Vovinam Viet Vo Dao e Thuật Cổ Truyền Việt Nam ( tra cui Lam Sơn võ đạo, Hóa Quyền Đạo- Phakwondo, Bình Định, Tây Sơn, Hồng Gia Việt Nam, Nhất Nam, Sa Long Cương). È difficile stabilire le origini di queste arti, che alcuni ritengono siano nate in questi luoghi, ma che hanno molti aspetti in comune con le più antiche arti provenienti dalla Cina, ad eccezione delle arti marziali indiane che sembrano essere ancora più antiche, o delle arti marziali malesi, indonesiane e filippine (Kali, Arnis, Escrima che hanno effettivamente una discendenza diversa, soprattutto indiana ed araba pur avendo successivamente assorbito anche dalle arti cinesi con le quali sono venute in contatto.
Arti marziali in Europa [modifica]
La boxe era praticata già nell’Antica Grecia
| Per approfondire, vedi la voce Arti marziali europee. |
Alcune forme di arti marziali erano già presenti nelle civiltà classiche europee. Nell’antica Grecia lo spirito di combattimento faceva parte dello stile di vita e il pugilato (pygme, pyx), la lotta (pale) e il pancrazio (pankration, da pan che significa “tutto” e kratos che significa “forza”) erano fra le forme di competizione olimpiche più apprezzate. A Roma erano praticate tecniche di pugilato derivanti dal pancrazio e nelle arene si scontravano gladiatori alle volte in combattimenti marziali.
Alcune forme di scherma storica (quelle forme di scherma nate prima delle tre classiche armi da scherma) sono sopravvissute, e molti gruppi stanno lavorando per ricostruire le antiche arti marziali europee. Il processo di ricostruzione avviene attraverso lo studio di dipinti e di rappresentazioni di diagrammi di movimento. Questo è comunque insufficiente a carpire la dinamica di un’arte marziale, e diventano necessari sperimentazioni pratiche. In genere le persone addette alla ricostruzione di un’arte marziale sono esperte anche in un’altra simile che abbia ancora una tradizione viva, dalla quale attingono principi comuni a entrambe.
Molte delle arti marziali praticate in Europa divennero presto obsolete con l’avvento delle armi da fuoco. Alcune come il pugilato, la lotta, la scherma sono sopravvissute divenendo sport.
Arti marziali senza armi che sono sopravvissute sino ad oggi includono il pugilato inglese, la lotta olimpica, il savate francese, s’istrumpa sarda. Alcuni sistemi con armi sono sopravvissuti come sport tradizionali e come metodi di autodifesa, e sono ad esempio il Jogo do Pau del Portogallo, e il Juego del Palo delle isole Canarie.
Altre tecniche di arti marziali sono diventate sport a cui noi non diamo più un valore combattivo, tra queste ci sono alcuni esercizi ginnici come il cavallo con maniglie che simula la necessità di un cavaliere di cambiare posizione e di combattere sul dorso di un cavallo. Origini più antiche sono per il lancio del peso e il lancio del giavellotto, entrambe armi usate specialmente dai romani, e le tecniche di Scherma moderna nelle sue tre specialità: Fioretto, Spada e Sciabola.
Arti marziali in America [modifica]
I popoli nativi del Nord America avevano i loro addestramenti marziali che cominciavano sin dall’infanzia. Molti nativi americani si consideravano guerrieri e si allenavano con archi, coltelli, lance, asce e mazze da guerra. Queste ultime erano considerate le armi marziali più nobili, con le quali si disputavano i duelli. I guerrieri acquistavano le loro abilità nell’arco e nella mazza per tutta la loro vita. Secondo le testimonianze storiche più recenti, dimostrarono un impressionante abilità nell’uso delle mazze da guerra, tanto da essere paragonati ai maestri di spada europei.
Se si escludono le arti di combattimento degli indigeni americani, nel Nord America non sono state inventate arti marziali, ma sono piuttosto state importate quelle europee in seguito alla colonizzazione (come la boxe, la scherma e la lotta), e più tardi quelle asiatiche che hanno avuto una notevole diffusione e sviluppo nel XX secolo.
Nell’America meridionale la più famosa e diffusa arte marziale è la Capoeira, creata dagli immigrati africani in Brasile intorno al XVI secolo. Per evitare di essere puniti dai padroni, gli schiavi neri che praticavano la Capoeira la dissimulavano in una danza. Col tempo questi due aspetti si sono uniti formando un’arte che è a metà tra un ballo acrobatico e una tecnica di combattimento. Un’altra arte marziale di origine brasiliana è il Brazilian Jiu-Jitsu (noto anche come BJJ): è lo sviluppo, principalmente ad opera di Carlos ed Hélio Gracie, degli insegnamenti di jiu-jitsu impartiti dal Diplomatico e Maestro Mitsuyo Maeda durante la sua permanenza in Brasile. A metà del secolo scorso ha avuto inizio la diffusione del Vale Tudo.
Migliorarsi
lunedì, gennaio 19th, 2009MIGLIORARSI E MIGLIORARE LA PROPRIA VITA
Lo studio delle arti marziali ci spinge a migliorarci continuamente, ad accettarci per quello che siamo ma a non rassegnarci mai ai nostri difetti. Ci guida verso un equilibrio che parte da noi stessi e si trasmette a ciò che ci circonda.
AVERE SEMPRE IL CORAGGIO, LA FORZA E LA SAGGEZZA DI AGIRE
Non si può praticare Kung fu senza avere questo ideale.
L’arte marziale ci insegna a sentire che dobbiamo agire, e a non scappare da questa responsabilità.
Ogni occasione per fare qualcosa che ci lasciamo sfuggire, sarà un rimpianto in più che dovremo portarci sulle spalle.
Il kung fu non vuole rimpianti, vuole avere le spalle leggere.
Carattere
lunedì, gennaio 19th, 2009RAFFORZARE IL CARATTERE E LA DETERMINAZIONE NEL CONSEGUIRE UNO SCOPO
L’arte marziale è un continuo confronto con se stessi, e con le difficoltà che si incontrano ogni volta che ci prefiggiamo di raggiungere un obiettivo.
Chi inizia questo studio (perché di vero e proprio studio si parla), spesso non è neanche consapevole dei veri motivi che lo spingono nel cammino di tali discipline, col tempo impara a conoscersi meglio e questi motivi diventano sempre più chiari, è allora che si definiscono i primi obiettivi.
Individuata la meta la strada è tutt’altro che facile, e percorrendola dobbiamo scontrarci con momenti di stanchezza, delusione, difficoltà, spesso capiamo cose di noi stessi che non ci piacciono, e può anche darsi che mentre pratichiamo ci rendiamo conto che il nostro obiettivo è completamente cambiato, ma non importa perché stiamo imparando che ciò che conta in realtà è il viaggio che stiamo facendo per raggiungerlo.
Allora smettiamo di essere frustrati per tutte le cose che vorremmo fossero in un altro modo, smettiamo di lamentarci e diveniamo sempre più consapevoli di chi siamo e di dove vorremmo essere, e la nostra vita inizia a scorrere più facilmente rendendoci nel tempo sempre più sereni e realizzati.
Ora siamo forti, sicuri di noi stessi, stiamo facendo quello per cui siamo nati e abbiamo la forza necessaria per arrivare dove vogliamo, godendoci tutto il tragitto come in un meraviglioso viaggio….che resta comunque in salita.
Forma Fisica
lunedì, gennaio 19th, 2009RAGGIUNGERE UN’OTTIMA FORMA FISICA E SALVAGUARDARE LA SALUTE
Uno degli obiettivi primari del kung fu (o almeno di come lo intendiamo alla nostra scuola), è quello di sviluppare le potenzialità psico-fisiche dei praticanti. Partendo dall’assunto che un corpo sano combatte meglio, e una mente sana mantiene più facilmente in salute il proprio corpo, è facile capire il perché della nostra attenzione per questo aspetto.
Allenandosi si migliora la forza, la resistenza, la coordinazione, l’elasticità, il corpo si modella, diventa tonico e robusto.
Cerchiamo di sviluppare certe doti tenendo sempre conto dell’individualità dei praticanti: non siamo tutti uguali, ciò che può essere un limite per qualcuno può non esserlo per gli altri e viceversa. Ognuno arriverà al massimo di dove può, sempre nel rispetto di se stesso
Il kung fu, deve accompagnarci e migliorarci, dobbiamo adattarlo a noi stessi e viverlo con serenità. Il kung fu non vuole essere utilizzato, vuole semplicemente essere vissuto.
Difendersi
lunedì, gennaio 19th, 2009SAPER COMBATTERE PER DIFENDERE SE STESSI E GLI ALTRI
Volete imparare a tirare pugni? Iscrivetevi a un corso di pugilato.
Volete imparare a combattere per strada? Frequentate un buon corso di krav maga.
Noi non vogliamo insegnarvi tecniche per combattere, vogliamo che siate I PADRONI del combattimento. Per strada, sul tatami, su un ring o in ogni situazione della vita, dovrete avere il controllo del vostro corpo e della vostra mente.
Molti degli insegnanti di arti marziali di oggi, sono molto attenti a seguire i loro programmi federali e le regole del loro stile, sfornando un sacco di cinture nere che dopo anni di pratica ancora non si sono mai neanche confrontate con nessuno.
I guerrieri di oggi non sono più i maestri di karate o kung fu che si vedono nei film, ma piuttosto i pugili, i thai boxer, i lottatori del vale tudo, tutti quegli atleti “matti”, che giorno dopo giorno versano sudore e si confrontano con loro stessi ed i loro avversari, sempre meglio allenati e meglio preparati.
Per questo motivo, un’arte marziale in questo secolo deve mettere in condizione chi la pratica di fronteggiare tali guerrieri, deve fornire i concetti necessari per prevenire e risolvere le minacce reali della strada e della delinquenza, deve forgiare il carattere e il corpo in maniera sana ed equilibrata.
Tutto questo, se alla base c’è la passione di farlo, è possibile: attraverso la pratica si impara a conoscere e controllare il corpo, la mente e le proprie emozioni, si cresce con una disciplina che ci prepara ai combattimenti della vita senza mai scadere nella violenza.
Il kung fu nella sua essenza è proprio questo, non un programma, un sistema chiuso, una cintura da conseguire, ma bensì apertura, versatilità, e determinazione.
Il buon combattimento, come la vita, non deve mai essere una prova di forza ma un adattamento continuo e costruttivo di fronte all’imprevedibile
